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Visualizzazione dei post da Maggio, 2016

gli amici degli amici

Ho un'etica del lavoro precisa (o almeno penso di averla). Il lavoro è lavoro, l'amicizia è amicizia. Per il lavoro si paga, i patti sono chiari, non si fanno le cose per "fare un favore". I favori non sono lavoro.
Cerco di mantenere da sempre queste distinzioni, allargo il più possibile la mia rete di conoscenze e di relazioni ma "il lavoro è lavoro": in questo modo ho sempre tentato di sentirmi il più possibile libera nei confronti di chi con me lavora, e nei confronti degli amici.
Attivare le commistioni è ... complicatissimo.

E questo post è poco chiaro, lo so. E' più un sfogo che altro, sto cercando di rimanere resiliente :)

I giorni non normali

Quando mi metto a riflettere e a cercare un senso per quel che faccio mi accorgo degli errori. Di quello che non riesco a controllare. A gestire. O magari a far fluire naturalmente.
Per me un sacco di cose sono "complicate". Difficilmente scelgo la via più lineare e schematica.

Questo mio modo di vivere a volte semplifica e illumina. A volte però rende tutto molto più complicato.
È l'arte della rinuncia che non so padroneggiare. Affatto.

Non andrò alla serata saggio del corso di teatro. Non posso. Per motivi esplicitabili e non. E fa malissimo.

la rabbia

Sono giorni rabbiosi, per me.
Mi arrabbio facilmente, mi sento soffocare.
La pressione sul lavoro è alta e non ci sono momenti di decompressione quando torno. Perché - legittimamente - c'è chi ha bisogno di me. Solo che...ecco, soffoco un po'.
Sono gli effetti collaterali dell'essere genitore, immagino. Perchè quando ci si deve confrontare con uno - o più - fanciulli che ti usano come riferimento e centro, e quando - come nel mio caso - il peso non è condiviso con un adulto di pari livello... beh, a volte è più faticoso.
E io, che ho un caratteraccio anche se non sembra, divento rabbiosa.
Parlo male (e questo, da solo, dà il livello di esasperazione a cui sono arrivata) e scatto subito o quasi. I bambini poi sanno sempre esattamente dove colpire e come, o sentono l'agitazione e reagiscono di conseguenza. Insomma, è una fatica.

Mi rendo conto che mi manca il fiato, e lo spazio.

Ma siccome non posso lamentarmi - non c'è tempo, non c'è spazio - allora cerco piccol…

cosa vuol dire

Cosa vuol dire quando ci si sente tremendamente sotto pressione e invece tutti gli altri ti dicono che 'sei bella' 'stai proprio bene' 'ti vedo in forma' 'come stai bene oggi' 'monica, come sei bella ed elegante oggi'?

La facile battuta: sto diventando una bravissima attrice.
Il secondo livello: pian piano imparo ad essere resiliente e a non oppormi al cambiamento e ai cambiamenti
Il livello profondo: la vita piana e tranquilla non tira fuori le mie energie, e questa invece sì.

Non so quale delle tre sia l'espressione vera di ciò che mi sta accadendo, però mi sento un po' così. Forgiata ad essere in un certo senso migliore. Meno morbida. E più lucida. (anche più frivola, va detto, più pronta ad accogliere complimenti che - inevitabilmente - arrivano, un po')

Solo che poi in questo modo quando abbasso la guardia sono tremendamente esposta, perchè sono più in vista.

Certi lunedì - e certe notti

Certi lunedì sono più faticosi di altri. Se poi sono preceduti da notti in bianco (con la sola eccezione di mezz'ora di dormiveglia, in cui ho sognato che era tardi)... beh, la settimana si preannuncia faticosetta diciamo.
Il non sonno si è annunciato con alcune riflessioni sui profondi cambiamenti subiti dalla scrittura negli ultimi 30 anni. Leggevo ieri sera a Carlo un libro che mi venne regalato circa 30 anni fa, appunto, dal titolo "La ruota racconta". Non si tratta di una favola o racconte fantastico, bensì sembra simile alle varie Storia d'Italia a fumetti che si avvalgono dei testi di Enzo Biagi.
Le mie considerazioni: 1-meglio Enzo Biagi, sì. 2- non siamo proprio più allenati alle frasi lunghe e piene di subordinate 3- devo riprendere la lettura a voce alta di testi non elementari, sono diventata spaventosamente monocorde e piana nel leggere...

Per contro, Carlo ha imparato a leggere i numeri, che finora gli stanno assai più simpatici delle lettere. Potrebbe …