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saper fare, fare finta, oppure fare

 Ieri sera aiutavo mio figlio ad imparare una serie di passi di un balletto. E' una delle nuove manie: la tv invita ad andare sul sito, sul sito ti propongono un tutorial, quando hai imparato la sequenza ti chiedono di fare un video tuo riproducendo la sequenza e lo posteranno sul sito. (qui il tutorial del balletto).
Ovviamente non ho intenzione di permettergli di girare e postare il video, ma intanto imparare il ballo sembrava interessante.

Lo è stato.

Nato immerso nella cultura dell'immagine e del 'verosimile', mio figlio non è tanto bravo a fare, ma è abile a fare finta. Riproduce i gesti del ballerino, ma non fa i passi, li copia solo come in un tableau vivant. Svuotandoli di ogni significato ed energia. Facendoli diventare una 'cosa copiata'.

Così ieri sera ho passato del tempo a cercare di trasmettergli la differenza tra 'fare finta' e 'fare'. A spiegargli che non basta imitare gesti belli o azioni belle per essere belli davvero. Che bisogna fare, mettere energia, trasformare il pensiero in gesto, e il gesto in azione. E che quando succede tutto questo, allora ne escono cose grandi.

Così ho capito. Ho capito il nervoso delle cose che vivo tutti i giorni. Ho capito perchè mi irritano così profondamente le parole belle e le frasi fatte che dietro non hanno nulla. Ho capito perchè a volte non ci si muove affatto, pur avendo trasmesso le cose giuste al momento giusto.

In fondo, è sempre la solita storia dell'energia che parte da dentro, dall'ombelico, e del fare le cose 'interi', e non frammentati. 

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