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una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
Io mi sono rigenerata, come sempre mi accade in montagna, ho fantasticato, riso, chiacchierato, mi sono arrabbiata (anche molto), ho ripreso le misure alle mie possibilità.

Cosa ho imparato in queste vacanze?
Anzitutto che a mio figlio piace davvero il 'vuoto', lo spazio. E che è davvero un arrampicatore talentuoso: ha chiesto di essere portato a fare arrampicata quanti più giorni possibile (alla fine solo tre, su sette). Arrampicare, in palestra o al parco, lo rasserena e lo rende felice, luminoso, in pace.
Corollario a questo discorso: non mi dispiacerebbe 'coinvolgere' amici maschi che non hanno timori, quando sarà il momento, perchè Carlo mi ha già chiesto di andare in parapendio (si può andare in due, sai, mamma: non ti devi preoccupare). Tra qualche anno, per fortuna.
Io ho scoperto l'esatta misura del mio limite, invece. Ho acconsentito a fare la 'fly line', ovvero quel 'tuffo' in mezzo agli alberi attaccato solo a una carrucola, in mezzo al bosco, ogni tanto puntando dritto verso il vuoto, con pochissimo controllo: per le mie vertigini e la mia paura è stata una prova immane. Sono sopravvissuta, ma ne sono uscita terrorizzata, e ci ho messo due giorni per far scemare una paura che non credevo essere *così* radicata. Magari la prossima volta non mi sperimento quando sono da sola con mio figlio, va'... 
Ho anche scoperto di aver acquisito, negli ultimi anni, una paura più ampia, che non ho mai avuto prima, che è quella per conto terzi. Ne ho parlato con mia madre, che mi ha guardata con comprensione e mi ha detto: "sai, quella paura non passa mai. Nasce dall'amore". Controllarla, ed evitare che diventi un vincolo soffocante, è compito del buon genitore, ma è un sagrin (per i non piemontesi, non ho la parola equivalente in italiano ma solo in francese : uno 'chagrin') che non ti abbandona più, e che si fa sentire di più, ovviamente, quando i figli scelgono di fare cose al di fuori del tuo orizzonte abituale.

Cosa mi è mancato: un tempo solo per me. Per questo, da domenica scorsa, ho deciso che andrò a camminare almeno 40 minuti tutti i giorni senza nessuno intorno, senza obiettivo, e senza vincoli. per recuperare me, e vedere dove sono finita.

Agosto, sei stato un tempo ricco: grazie.




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