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dalle radici al cielo

La nebbia. avevo quasi dimenticato la sua faccia.
Il colore degli alberi, anche quello l'avevo dimenticato.
Vivo da tempo in posti più colorati, più chiassosi, più lievi di quello in cui sono cresciuta. E senza rendermene conto quei posti, così invadenti e naif, scaltri ma inconsapevoli, mi hanno cambiata, profondamente, più di quel che percepisco all'osservazione superficiale.
Non sono più 'sabauda' e non sarò mai 'romagnola', ma un incrocio di caratteri che mi fanno persona.

In questi giorni, costretta ad attraversare lentamente i luoghi dell'infanzia, il mio respiro riprende il ritmo familiare, quel misto di ansia di essere in ritardo e concentrazione, quel 'c'è da fare' che si intreccia con 'però guardati intorno, perché tutto questo è un dono da non sprecare'.
Ieri ho parlato con una ragazza di Bermuda, una ragazza spagnola con fidanzato veneto, e poi con zia e cugini che non si sono mai allontanati dal nord del Piemonte per più di due settimane.
Sono respiri diversi. Sono mondi diversi.

Ma è la gentilezza che fa muovere entrambi i mondi. E forse è la gentilezza, e la centratura, che mi permetterà di uscire da questa faticosa empasse di vita e di pensieri, passati a rincorrere il vento e a perdere il contatto con la terra.
Ieri un amico mi ha comunicato un nuovo cambio di vita e di lavoro. E, una volta di più, mi chiedo in quale direzione invece è necessario orientare la mia vita, se radicata o se fluida, in continuo movimento

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