Passa ai contenuti principali

sogni

Questa notte - mattina ho di nuovo sognato.Anzi, ho di nuovo ricordato.
Ma i contorni del sogno, e la trama medesima, si fanno di minuto in minuto più confusi.

C'era Marina, la sorella del (ex)piccolo Marco, adulta. Cioè, come è ora.
Con i capelli lunghi e sciolti sulle spalle, di un caldo color caramello - castagna, che formavano boccoli morbidi. (Degno di nota, perchè Marina - che io ricordi - ha i capelli lisci e biondi). Mi sono incantata a guardare i boccoli, un po' perplessa e un po' affascinata dalla resa di quella specie di molla soffice.
Era un albergo termale, di quelli con le stanze ampie e arrredate un po' vecchio stile. Un atrio ampio, spazioso, elegante, chiaro. Avevamo degli appuntamenti, qualcosa... Marina aspettava fuori, e la signorina dell'albergo mi veniva ad avvisare che ero attesa all'ingresso, appunto. Ma una volta uscita, Marina mi confermava che no, gli altri (?) ancora non c'erano, e che sì, potevo tornare dentro ad aspettare.
Ma non avevo voglia di aspettare, avrei voluto andare ugualmente (dove, non so), esplorare le viuzze intorno (sembra un centro storico... è un centro storico? tutte queste lastre di pietra grigia, dove siamo?). Marina ha un rossetto rosso e brillante, io non so nè come sono vestita, nè se sono truccata e come.
Rientro?
Non so: mi sono svegliata.

Commenti

Post popolari in questo blog

una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
Io mi sono rigenerata, come sempre mi accade in montagna, ho fantasticato, riso, chiacchierato, mi sono arrabbiata …

di giornate bellissime e del perchè non durano

Nonostante tosse e mal di gola imperanti (sì, sono all'undicesimo giorno di antibiotico), nei giorni scorsi ho passato momenti memorabili, anche per questo 2017.
Li segno qui, per ricordarmene in futuro.
Episodio uno: la crisi della mezza età
Giovedì sera, dopo una vita da reclusa, mi concedo una birra in compagnia di un conoscente. Avevamo disquisito di lavoro in chat, ed era necessaria una integrazione alle chiacchiere.
L'incontro mi ha catapultata nel 'paese reale': la crisi dei 40 anni colpisce tutti, e il rigurgito di adolescenza arriva con matematica precisione, perfino in chi riesce a gestire con consapevolezza e con lucidità il suo percorso lavorativo, organizzandolo per farlo diventare qualcosa di solido e robusto...
E' la solita vecchia storia: donna molto giovane (molto) seduce -suo malgrado- uomo affermato, che sceglie di buttare all'aria la vita attuale per costruirne una che gli permetta un avvicinamento. Lei, saputolo, scappa con la beata incosci…

già tempo di bilanci? no, direi di no

Non esattamente tempo di bilanci, ma ho voglia di mettere su carta i viaggi di questo 2016 ricco di movimento. Nota: i viaggio di lavoro hanno l'asterisco di fianco, quelli di piacere hanno il pallino
° A gennaio, una giornata a Firenze. A girare con Lorenza, a parlare parlare parlare fitto, a cercare di dare un senso all'anno che stava cominciando. Un po' ci sono riuscita, un po' no. Ma è stato comunque bello.
°A marzo, Londra: il viaggio desiderato da sempre, compiuto con un bambino di quattro anni e cinque mesi. Stancante, pieno di amici, interessante, utile, necessario, bello. Ho perso mio figlio nel museo, ho capito che me la cavo con l'inglese ma che arranco per molto di quel che dovrei saper fare, ho incontrato amici. Mi sono riempita lo spirito di posti nuovi, ho visto la tensione nello sguardo dei bambini che da soli devono imparare a muoversi e a viaggiare e a fare. Ho abbandonato in aeroporto una trousse con un sacco di trucchi, per l'inflessibilità d…