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dei sentimenti

Leggo di gente che fa le mattane solo per riuscire ad incontrare la famiglia per una manciata di ore (dove per famiglia si intendono i nonni, o i genitori, o i figli, il marito, la moglie - senza distinzioni).
E penso che sì, è vero, è cosi: l'amore familiare, che sia di famiglia scelta o di famiglia ricevuta in dono, si nutre anche di presenza fisica, di chiacchiere, carezze, sguardi non mediati da monitor o altro.

E penso che mi manca la nonna Ottavia, tanto. Aprile 2010: sono già passati tre anni. Manca anche la zia Germana, con quel suo modo silenzioso e distratto di voler bene che tanto somiglia a quello di mio padre, e la zia Maddalena con il suo esserci sempre, affamata di presenza e di famiglia (fu lei ad educarmi al senso di famiglia, anche nelle piccole cose: l'altra zia, Esterina, non era brava con i bambini, ma lei le voleva bene e mi portava ugualmente sempre a "salutare la zia Esterina prima di andar via". Lo faceva per affetto nei confronti della cognata, e per consapevolezza educativa nei miei confronti - credo). Mi manca il nonno Lidio, istrione amichevole ma autonomo ed indipendente, fiero dei suoi nipoti e altrettanto granitico nelle sue abitudini; e il nonno Eusebio che si grattava la schiena contro gli spigoli e che aveva sempre lo sguardo dolce e paziente, fiero dei suoi nipoti maschi dopo tre figlie femmine, e fiero delle figlie femmine, e lieto delle nipoti.
Manca lo zio Bruno, burbero e imprenditore nel midollo, inaspettatamente protettivo e incapace di affrontare il peso della malattia della zia Germana.
Non mi manca la nonna Rina, morta troppo presto, ma ho di lei ricordi allegri e di società, mutuati un po' dalla mia labile memoria e un po' dai racconti familiari.

Mi intristisce, oggi, non avere tanta voglia di mantenere alcuni dei legami attuali.
Mi piacerebbe che ci fossero ancora tutte, queste persone che non sono più.
Mi accorgo ogni giorno che è passato a me, il compito di tenerli vivi...

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