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sognare di nuovo

l'altroieri notte ho sognato di nuovo. E' stato un sogno strano.

Ero nella casa dove abitavo appena arrivata a Faenza. Un appartamento grande, su due piani, affrescato, in un palazzo di fine '800, con gli infissi non moderni, e alcune parti buie. Nel sogno la casa aveva nicchie e angoli e corridoi mutuati dalla grande casa di Ivrea, e altre zone che derivano direttamente dalla casa di campagna dove passavamo l'estate da piccoli.

Un letto provvisorio campeggiava in quello che probabilmente era un salotto, in origine. Il letto serviva a una signora anziana fragile e ammalata, che non si reggeva in piedi. Sembrava un po' mia zia Maurilia, ma con i capelli più bianchi (nota: la zia Maurilia ha i capelli corti e grigi con antipatiche striature giallastre che tenta invano di sbiancare con gli shampoo, e che sono il suo cruccio).
Questa signora, forse la suocera di qualcuno (non so perché avessi questa sensazione), indossava una bella e soffice vestaglia di flanella rosa e aveva lo sguardo smarrito e fragile che hanno le persone anziane che non sanno a chi affidarsi, ma che si rendono conto di non riuscire a reggersi da soli.
Io ero insieme ad un uomo magro, compassionevole, senza volto, che mi aiutava a sollevarla, a consolarla e a tranquillizzarla dicendole che non l'avremmo abbandonata e che anche da sola, comunque, lei aveva le risorse per farcela, che era una persona brava e in gamba e che davvero non si sarebbe dovuta preoccupare che tutto sarebbe andato bene.

Allontanandomi nell'androne di casa, dove c'era una di quelle finestrelle alte che si aprono solo con il bastone e solo a vasistas, affrontavo con il mio compagno di sostegno il discorso della gravità della situazione di quella donna, confermando che a mio parere ce l'avrebbe fatta e che certo non sarebbe stato facile. C'erano anche una scaletta di quelle di alluminio a tre gradini, ma non ricordo che consa ne abbiamo fatto nel sogno.
C'era anche un mio ex-ex-ex fidanzato storico, seduto in una vettura bianca,comparso dal nulla e che mi sembrava assolutamente inutile in quel contesto. Anzi, lo guardavo con una certa sprezzante tenerezza, da una grande distanza temporale e mentale: lui insisteva nell'affrontare la questione con le lacrime agli occhi e sottolineando come fosse sempre stato "uno che si appassiona delle cose e delle persone, lo sai, come si può non commuoversi? Ah ma certo che vi darò una mano ma non saprei come, lo sai che io mi appassiono e poi ci rimango male, è meglio che io non faccia niente".

E pensavo, nel sogno, che sì, delle lacrime gratuite non era più tempo: era tempo di guardare le cose davvero, e guardarle insieme con affetto e tenerezza compassionevole, da compagni, come con l'uomo senza volto che mi aiuta a sostenere la me anziana e fragile.

Commenti

Renata_ontanoverde ha detto…
ANZIANA ?? CHI ??? TU ???? O_O
E' forse la vita o meglio la stanchezza che ti fa sentir così?

Fragile, forse, ma la fragilità è qualcosa che affiora quando si è stanchi.

E quindi auguri e coraggio: lancia in resta, su il cimiero va alla guerra il condottiero! ;)
monicabionda ha detto…
nonono... nono io adesso: io nel sogno. ;)

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