Passa ai contenuti principali
Stamattina sul viale della stazione ho incontrato un finto giovane.
Un uomo precocemente invecchiato, con l'aria consumata (dalla vita  o dalle droghe non saprei dire), con indosso una maglietta rossa, jeans blu e capelli lunghi e striati di grigio. Per un lunghissimo momento, complice la miopia, l'ho scambiato per R.

R. è stato per lungo tempo una delle persone che conoscevo meglio.
Poi si è rotto qualcosa (non ho mai capito se si è rotto il rapporto o si è rotto lui) e improvvisamente tutto quel che riguardava me - che fosse indifferentemente pensiero, parola, o azione - si è trasformato in fastidio, imposizione, commento critico e nulla più.
Credo che R. ad un certo punto mi abbia investita mio malgrado ("a mia insaputa" cit.) lo sgradevole ruolo del grillo parlante, coscienza morale che richiama asll'ordine e che proprio per questo è tanto più sgradita quanto più sappiamo di essere sulla via meno adatta a noi. Eppure non ho mai voluto quel ruolo, soprattutto con lui, e soprattutto da quando ho perso stima per lui.
Ma bastava dicessi, nell'ultimo anno e mezzo "ciao come stai ti vedo bene" per far partire un lunghissimo momento di disquisizione "ecco ce l'hai con me io faccio quel che mi pare io non sono come te" ecc ecc.

Ad agosto dello scorso anno una lunghissima discussione telefonica - o meglio un lunghissimo monologo telefonico, con me muta in mezzo alla via ad osservare il telefono, in compagnia di un buon conoscente che è stato testimone involontario del delirio - ha segnato la fine di ogni possibile rapporto di civile convivenza.
E' da allora che di R. non so più nulla. L'ho intravisto per strada, di molto lontano, e niente più.
Non ho nemmeno voglia di augurargli buona vita, perchè è troppo distante ormai. Ma spero che abbia ritrovato un minimo di equilibrio, e che prima o poi riesca anche a trovare la sua strada.

Commenti

cinas ha detto…
succede.
e dispiace.

Post popolari in questo blog

una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
Io mi sono rigenerata, come sempre mi accade in montagna, ho fantasticato, riso, chiacchierato, mi sono arrabbiata …

#quellavoltache*

Non è stata una volta sola, come tutte, come tutti. Ce ne sono tre che ricordo meglio delle altre.

La prima è stata a 12 anni, ed è stata #quellavoltache ho subito maggiormente il trauma. Perché ero in vacanza, perché di quell'adulto mi fidavo, perché era parte di un contesto protetto (della bocciofila dove mio nonno passava la giornata, in vacanza, e dove tutti passavamo almeno qualche ora). Dovevo andare dalla bocciofila alla casa della mia amica, oltre la pineta, era sera e questo signore mi ha accompagnata un pezzo. Mi ha palpeggiata: avevo già il seno (era dai 10 anni che si era sviluppata quella parte della mia anatomia); ha tentato di baciarmi. Io mi sono spaventata moltissimo ma non sarei riuscita a scappare, ero impietrita, lui mi ha chiesto di non dirlo a nessuno. Il giorno dopo non volevo entrare in bocciofila, mia madre mi ha chiesto e io le ho raccontato tutto (piangendo): non mi hanno più lasciata entrare in quel posto da sola, e dopo pochi giorni è finita la stagion…

Inizio di ottobre, chiusura di un ciclo

Due giorni che valgono mille. In attesa di mettere ordine, almeno prendo nota. Sabato 30 è stata la festa di compleanno di Andrea, l'amico da sempre. 50 anni. Una  bella, bellissima festa con oltre 100 persone. Una festa che è durata dal pomeriggio alla notte, con gente da tutta Italia, e balli e musica e bambini e vecchi amici.
Domenica 1 ottobre è stato l'arrivo di Francesca, casuale ospite molto gradita che è stata inserita suo malgrado in un turbine di eventi. È stata la messa di commiato di don Ivo, il saluto dopo 31 anni in parrocchia, la commozione, i canti... il fastidio per le stesse vecchie dinamiche che sarebbero da scardinare a calcioni (e don Ivo lo sa bene) ma che vengono quasi esibite al suono della frase più odiata "noi siam fatti così!".
È stato l'arrivare in parrocchia come quella prima volta ad ottobre 1993 ed essere ricevuta come allora dalla stessa persona (sorridente, stavolta a differenza di allora).
È stata, domenica, la corsa in ospedale …