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cambiare

Sono molto cambiata rispetto allo scorso anno.
Sono più stanca (effetto collaterale previsto, e difficilmente risolvibile per ora), ho meno tempo per le 'filosofie' e quindi filosofeggio di meno, sto diventando più autoritaria per sopperire al malinteso senso di sostegno che arriva dai parenti (e di conseguenza sono più spigolosa con chi invade il mio spazio, salvo non poter dir nulla perchè ho bisogno del supporto e ... insomma, un circolo vizioso. Che confido migliorerà facendomi tornare un pochettino più morbida).

Ma stamattina leggevo Scintille di Gad Lerner, in autobus. E il pensiero ha ricominciato a frullare e macinare in testa (e vi risparmio i sogni di stanotte - non perchè non ne abbia fatti, bensì perché sono troppo confusi e colorati e complicati da ricordare, figuriamoci da raccontare).
Considerazione superficiale: ha ragione chi dice che Lerner è involuto nel suo scrivere.
Considerazione un po' meno superficiale: in realtà è complesso raccontare la propria storia, tocca corde intime e difficili. Tanto di cappello, dunque, a Gad Lerner che ha scelto quella via, anche se a tratti diventa pesante nel raccontare per la voglia di condividere il tutto che ha reso la sua vita quella che è.
A volte è tangibile la paura di non riuscire a farsi comprendere ("se non dico anche questo, non si capirà perché sono arrivato a questo punto e in questo modo" è la frase che mi sembra trasudi da alcune pagine).

Leggevo cercando di non farmi sopraffare e resistendo alla tentazione dei "salti di riga": d'un tratto, dopo gilgul e anime perdute, genitori in conflitto e storia che entra nella Storia, compare l'incontro con Primo Levi.
E io, improvvisamente, respiro.

La pagina che fa la cronaca di quell'incontro trasuda il rigore e la misura di Levi, quel pesare parole e reazioni perchè quel che si dice e quel che si fa concorre alla costruzione del nostro universo.
Mi sono sentita a un tempo a casa e lontana.
A casa, perchè è quella la misura del mio mondo.
Lontana, perchè è da tempo che ho perso quella misura del mondo, ritrovandomi ad annaspare come Lerner in un profluvio di parole che tentanto di spiegare ciò che mi circonda, e come quel che mi circonda mi sta modellando.

Devo ritrovare pulizia, nitidezza, biancore in quel che vivo.
Basta parole, basta sovrastrutture, basta spiegazioni.
Vivere secondo il filo interiore che ha bisogno di silenzio per vibrare appieno.
Meraviglia, silenzio, scelta e luce... magari basta riposare un po' e nutrirsi delle cose opportune, senza lasciarsi travolgere dal cicaleccio.

Commenti

Renata_ontanoverde ha detto…
il periodo dopo la maternità mette a soqquadro i propri schemi, molto difficile da accettare le intrusioni, le critiche non tanto velate, e le ingerenze dei parenti, che d'altra parte tocca accettare o mitigare nel miglior dei modi (buon viso a cattivo gioco) per il bene della prole.

senza dubbio la stanchezza per la ripresa della routine e la spossatezza per lo sconvolgimento che il corpo subisce nella maternità, solo dopo due anni tende a scemare con il carico da novanta degli ormoni, sommata allo stress per le ingerenze dei cortesi intrusi, provoca lo stato di confusione che provi ed hai ragione devi staccare, farti un piccolo angolo dedicato a te, anche di mezzora al giorno, magari alzandoti mezzora prima!

Non è facile, ma si fa! Col tempo, potrai dare forfait per mezza giornata, lasciando che padre e figlio pensino alla cena "prendendoti" un pomeriggio libero.
Per me era comico vedere mio marito ed i figli preparare la gustosissima frittata del domenica sera. lui prima imprecante per essersi scottato, perché l'olio si stava scaldando troppo, per i grumi nella pastella, poi soddisfattissimo a vedere il piattone saccheggiato dai bambini e da me... ;)

auguri !
monicabionda ha detto…
Renata mi piacerebbe ma ho qualche "ostacolo aggiunto" che non mi permette di applicare quel che suggerisci. :) troverò soluzioni ragionevoli (e per ora mi prendo lo "stacco" nel viaggio di andata - ritorno dal lavoro). Buon lunedì

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