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Fatico ad ingranare, oggi che è lunedì.
Ho cose da scrivere (per lavoro) e mi inceppo mi incarto rallento il pensiero e confondo le parole.

Programmo nella testa piccoli lavori domestici, tenendo nascosto un pensiero triste. Metabolizzo le lacrime versate venerdì (il cinismo superficiale non è nella mia natura, e si è sciolto come neve al sole al suono delle lacrime di una figlia che non si aspettava di perdere la mamma), penso che il proverbio "chi ha tempo non aspetti tempo" ha un fondo e una superficie di verità, tengo stretto il biglietto di auguri scritto da mia cugina per il battesimo, che dice "... una vita degna di essere vissuta".
Voglio rendere anche la mia una vita degna di essere vissuta, e cerco di non sprecarne nemmeno le briciole. Non sempre sono in grado di farlo, ma ci sto lavorando.

Intanto questo weekend si affronta:
  • treno
  • Torino
  • nanna fuori casa
  • ancora treno
  • distacco dai nonni
  • conoscenza di tanta gente nuova

Commenti

PaolaClara ha detto…
Yesss!!!
Torino ti attende, facci sapere come vi muovete che noi ci organizziamo...
cinas ha detto…
mi accontento di sprecarne poco ...

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una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
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#quellavoltache*

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La prima è stata a 12 anni, ed è stata #quellavoltache ho subito maggiormente il trauma. Perché ero in vacanza, perché di quell'adulto mi fidavo, perché era parte di un contesto protetto (della bocciofila dove mio nonno passava la giornata, in vacanza, e dove tutti passavamo almeno qualche ora). Dovevo andare dalla bocciofila alla casa della mia amica, oltre la pineta, era sera e questo signore mi ha accompagnata un pezzo. Mi ha palpeggiata: avevo già il seno (era dai 10 anni che si era sviluppata quella parte della mia anatomia); ha tentato di baciarmi. Io mi sono spaventata moltissimo ma non sarei riuscita a scappare, ero impietrita, lui mi ha chiesto di non dirlo a nessuno. Il giorno dopo non volevo entrare in bocciofila, mia madre mi ha chiesto e io le ho raccontato tutto (piangendo): non mi hanno più lasciata entrare in quel posto da sola, e dopo pochi giorni è finita la stagion…

Inizio di ottobre, chiusura di un ciclo

Due giorni che valgono mille. In attesa di mettere ordine, almeno prendo nota. Sabato 30 è stata la festa di compleanno di Andrea, l'amico da sempre. 50 anni. Una  bella, bellissima festa con oltre 100 persone. Una festa che è durata dal pomeriggio alla notte, con gente da tutta Italia, e balli e musica e bambini e vecchi amici.
Domenica 1 ottobre è stato l'arrivo di Francesca, casuale ospite molto gradita che è stata inserita suo malgrado in un turbine di eventi. È stata la messa di commiato di don Ivo, il saluto dopo 31 anni in parrocchia, la commozione, i canti... il fastidio per le stesse vecchie dinamiche che sarebbero da scardinare a calcioni (e don Ivo lo sa bene) ma che vengono quasi esibite al suono della frase più odiata "noi siam fatti così!".
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È stata, domenica, la corsa in ospedale …