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non ci sono abituata

Non sono abituata a lavorare con un collega il cui cervello è perennemente in movimento, perennemente preoccupato di perdere dei pezzi, perennemente in attività.
Ieri, dopo due appuntamenti in due città diverse con due persone impegnative, sono finalmente arrivata in albergo a Trento. E mi sono illusa di potermi deconcentrare un poco.
Nossignori: una cena tutta lavorativa, condita di discussione politica sull'imparzialità del giornalismo attuale - in particolare televisivo - si è conclusa con il tentativo di delineare scenari possibili per un mondo che sta cambiando (il riferimento, specifico, è alla morte inattesa di un presidente di un gruppo per il quale il collega in perenne movimento lavora; il problema è che, proprio perchè assolutamente inattesa, questa morte ha congelato un po' tutti e non si sa assolutamente che cosa accadrà nei prossimi mesi).
Tornati in albergo, ci si rilasserà, pensavo. Povera ingenua.
Abbiamo concluso la nostra serata nella saletta dell'albergo, a discutere dei punti chiave da presentare nella riunione di stamattina.
Fine serata - ore 23.45.
Riunione della mattina - inizio effettivo ore 08.00. A tambur battente fino alle 9.30.
Però sono andata a trovare loro... 
 

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