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banalità? gentilezze? galanterie? o buonsenso?

Una nota a margine della mia gita lavorativa di due giorni.
Arrivo a Trento la sera tardi, dopo essermi già sciroppata due appuntamenti diversi in due città diverse, e aver preso in totale quattro treni di vario tipo (Eurostar iperlusso in teoria molto meno in pratica, regionali di bassa lega in teoria molto meno in pratica, regionali che "ah, siamo a nord, qui le ferrovie funzionano" e invece mica tanto).
Arrivo a Trento, dicevo, con le mie brave scarpette tacco 12 (che chi le ha viste lo sa), il vestito di lana che fa 'personcina seria', il giubbone comodo con tante tasche e... due borse.
  • Una cartella piena all'inverosimile, e pesante altrettanto, e
  • una sacca grande di carta con gadget, omaggi e varie che mi sono state consegnate nel corso della giornata. 
Insomma, la definizione corretta è "carica come un mulo". 
Mi vengono a prendere in stazione due colleghi due.
Maschi, ma questo è un dettaglio, in fondo.
Mi dicono che l'albergo è vicino, non c'è bisogno di andarci in macchina: sono tre isolati.
a piedi.

A piedi.
Carica come un mulo.
Camminando in centro storico, sui sanpietrini.
Con le fessure assassine tra una pietra e l'altra, oppure le gobbette: i killer delle caviglie tacco-munite.

Bene, se voi foste passati da quelle parti quella sera avreste visto
  • due uomini in completo e scarpe comode che passeggiavano a passo svelto chiacchierando a raffica e
    dietro, arrancante a cinque - sei passi di distanza
  • una signorina che tentava di mantenere un minimo di contegno tra borsa, borsone e tacchi.
Loro? Ah, no, non se ne sono nemmeno accorti. E io non avevo più fiato per farlo notare.
Che non era galanteria, solo - davvero - buonsenso.

Commenti

zalesthebard ha detto…
*coff coff*
monicabionda ha detto…
:D tu - so per certo - non l'avresti fatto.

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