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(i post scritti di getto, in pausa)

Una intera domenica a casa.
Potrebbe rendermi malinconica, forse.
Ma ogni tanto è necessaria.
Le cose, ho scoperto da grande, non vanno avanti da sole: i pavimenti non tornano magicamente puliti, i letti non si rifanno da soli, la polvere non prende la valigia (come ci fanno credere i signori della pubblicità) per andare a fare un lunghissimo giro intorno al mondo. E soprattutto i panni lavati non si stirano da soli, e non tornano ordinati nei cassetti.
Così, ovvio, le domeniche di finta primavera servono anche a quello: a lavorare in casa, pulendo e lavando e stirando a spizzichi e bocconi per venire a capo del caos che -ammettiamolo, una volta per tutte - riesco a creare con incredibile facilità.
Sono davvero un 'generatore inconsapevole di confusione'.

Delle domeniche da sola in casa amo la libertà_ il non rendere conto a nessuno di quel che mi passa per la testa, di quel che accade, delle espressioni inconsapevoli.
Mi piace il sole che entra dalla finestra senza tende e lascia spazio, pian piano, al crepuscolo e alla notte_ ma temo già il tempo del caldo torrido dell'estate, e so che devo assolutamente premunirmi per non soffocare.
Mi placa e mi fa presente a me stessa sentire la tua voce al telefono, per parlare di cose concrete e quotidiane_ perchè ho la sensazione netta, chiara, cristallina e fluida (non ingabbiabile) come l'acqua che scorre nel torrente, che tu faccia parte della mia vita. Come, non so esattamente. Non ancora. Ma non c'è molto da aggiungere.
E mi fa ridere svegliarmi, stamattina, come se fossi reduce da un campo di battaglia: con il telefono ancora in mano, il libro di fianco al cuscino, aperto a metà... gli occhiali? Dispersi nel mezzo del letto, dalla forma strana. Mi sa che ci ho dormito sopra.

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