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Giornata faticosissima e inconcludente. Telefonate, pr, sistemazione di materiali per la riunione di domani. Tutto fatto con una soglia di attenzione ondivaga e ribelle: nessuna voglia di stare a sentire capricci altrui, poca disponibiltà, bisogno di un confronto serrato e costruttivo. E devo ancora affrontare le due telefonate più difficili.

Intanto però il resto del mio cervello pensa.
Primo, che gli effetti dello scorso mese sono ancora qui e questo è strano e bello insieme.
Secondo, che ho perso per strada molto, in questo anno e mezzo, e che sto guardando con relativo distacco e molta malinconia quello che è rimasto per strada - soprattutto quell'amico che non è più tale, che si è giocato un pezzo per volta, inconsapevolmente (spero per lui, perchè altrimenti oltre al danno mi sentirei anche la beffa addosso), tutto il legame tessuto negli anni. E adesso mi manca, vorrei raccontare e condividere: non è più possibile. Però mi manca. In momenti come questi di più, in altri momenti meno.
Terzo, che la primavera è primavera per tutti e da noi in ufficio si esprime attraverso il pepe di Filippo, il figlio della mia collega. Sarebbe un degno amico di Alice - solo, è un po' più piccolo.
Quarto, che non mi sembra vero che mio padre e mia madre sorridano di nuovo. Dopo anni.
Quinto, che sono tornata a cantare sottovoce mentre sono in giro (anche questo è un evento che da anni non mi accadeva più): la canzone di oggi è Il futuro è un'ipotesi

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