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Una domenica di tregua. Ieri.
Per la quarta volta, ho pianto come una fontana davanti al film di Sindey Pollack Come eravamo (The way we were), con Barbara Streisand e Robert Redford.
Ho pensato – e non per la prima volta – che il mio compagno delle elementari somiglia davvero a Robert Redford giovane, ma non aveva da piccolo (e credo nemmeno da adulto) la profondità di certi personaggi interpretati dall’americano ariano (cit.).
Altra libera associazione: forse Alain è stato il primo in assoluto a esprimere un apprezzamento sul mio fisico.

Trovo straziante e bellissimo quel film. Assolutamente ineccepibile, anche negli equilibri della coppia. Nella battuta cardine, quel “sono esausto” detto da lui sorridendo, già una ammissione di abbandono alla volontà di lei, a metà film. Il pianto di lei al telefono, che dice “ma sei tu il mio migliore amico”.
Un film bellissimo, nella mia personale top ten ai primi posti.
Anche il finale è ineccepibile, amarognolo e consapevole ma non disperato. Non so, mi è sempre piaciuto così tanto che credo sia diventato una traccia nel mio comportamento, inconsapevolmente.

Ho letto d’un fiato, in questo weekend,
Amabili resti
di Alice Sebold – la belsky ha ragione, è un bel libro (lasciando al “bello” il significato pieno che si merita);
Emmaus di Alessandro Baricco – non mi piace più, quasi per niente, ma è stato un regalo e anche cercato, quindi andava letto e assaporato, per poterne parlare a chi me lo ha donato;
Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron (a dire il vero, questo l’ho appena cominciato ma credo che per domani sarà concluso: in fondo avere due ore e mezza di viaggio ogni giorno ha i suoi vantaggi).

Ho sospeso la lettura di Gomorra, di Roberto Saviano, perché leggerne ora con i fatti di Rosarno (chi se li è persi legga qui) così vivi sulla pelle scorticata è complesso, bruciante e difficile. Perché sentire un ministro che da’ la colpa all’immigrazione clandestina è vergognoso e ipocrita. Perché affrontare la vita qualche volta è troppo duro. E anche perché Saviano sta assumendo in effetti un’aria saccente che lo rende fastidioso (vederlo in tv non ha aiutato).
Sto spilluzzicando Il tarlo della lettura, anche questo un regalo natalizio: Silvietta, mi sono emozionata a leggere che c’è anche una tua opinione. Ho pensato “Io la conosco” e ho sorriso.

Ho l’impressione che il 2010 mi faccia più donna. Un altro piccolo salto.
L’anno è iniziato con due complimenti.
Una signora di 95 anni (ma quest’anno sono 96, sa?) mi ha detto “Lei è come la sua mamma”. Una collega giornalista ha voluto la mia voce (“mi sono innamorata della tua voce, potresti leggerlo tu?”) per un documentario sull’immigrazione dal Marocco – e ritorno – che sarà trasmesso in Rai.

Ho tagliato ancora i capelli. La nuova lavorante del parrucchiere mi ha chiesto “ma così bianchi, come mai? Hai avuto un dolore forte, da farli diventare tutti bianchi d’un colpo?”.
Ho pensato che sì, e che un giorno quel dolore mi sarà utile.

Commenti

PaolaClara ha detto…
I primi bianchi li ho trovati a 14 anni... E sì, tutto il dolore è utile, prima o poi.
Per il resto beata te che hai tempo di leggere tanto.

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