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fibra di acciaio evanescente?

Antefatto:
nonna Ottavia, nata il 26 settembre 1910, entra in ospedale a inizio dicembre per una serie di problemi clinici culminati in un blocco renale.
Messa in isolamento prima di Natale (sulla base della convinzione dei medici, suffragata dall’andamento clinico, che lei fosse al termine), ha beffato ogni valutazione. Un miglioramento progressivo e imprevedibile.
Fatto:
dopo due ‘falsi allarmi’, finalmente ieri è tornata a casa in collina, con l’approvazione e il saluto di tutto il personale del reparto, che dopo oltre un mese l’aveva praticamente adottata.
Certo, non ha più la mobilità di prima.
E’ a casa con il letto medicalizzato, le ulcere aperte sulle gambe e un sopore a fasi alterne che le fa trascorrere tre quarti della giornata riposando.
Ma la sua mente è lucida, e presente.Tanto da aver ripreso con me il consueto dialogo (ormai quasi una bella abitudine tra noi).
  • “Nonna, vengo a trovarti presto, quando riesco, e mi fermo un paio di giorni”
  • Davvero? Tu lo sai, quando vieni io ti aspetto! Fai quello che puoi”
Criticità:
La badante che stava con lei ha – a nostro avviso – trovato un altro lavoro, tanto che si è presa 15 giorni di malattia a cominciare da oggi.
Così mia madre, partita per Torino il 4 dicembre con l’assicurazione “mi fermo un paio di giorni e torno”, è ancora su e probabilmente tornerà a febbraio. Forse.

E comunque non si risolve il problema dell'isolamento della casa nella quale vive mia nonna, essere sociale per eccellenza che mi insegnò, a 4 anni, il valore del ricevere ospiti e amici per le chiacchiere del pomeriggio (tanto da trasformare il 'Facciamo le signore' nel mio gioco preferito).
lassù in collina, senza vicini, senza amici, e con i nipoti che la vanno a trovare in modo frettoloso e discontinuo, mia nonna si spegne lentamente.
Credo mobiliterò le mie amiche di sempre, oltre ad essere presente quanto posso.

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