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aprire gli occhi

Da tre giorni non faccio che raccontare la mia esperienza a Bose. Sono racconti su richiesta: addirittura ieri sera sono uscita con un'amica che si è organizzata per vedermi e sentire come ho vissuto quell'esperienza, cos'è Bose, come sono stata, come sono loro, cosa mi hanno detto-trasmesso-dato ecc.

Parlare (o raccontare) aiuta a comprendere.

Ieri la serata è stata bella densa, piena e ricca. Una serata che non si può certo ripetere tutte le settimane, ma che ci siamo ripromesse ripeteremo prima di Natale - e non sembra, ma praticamente siamo già a Natale ;-)

Spunti vari di riflessione, annotati come su un quaderno (che sia chiaro, tutti spunti affrontati in modo concreto e reale, spunti che partono da situazioni di vita personale - anche se come riflessioni sono annotate impersonalmente):
  • un genitore che non è più 'mentalmente a posto' - per malattie nervose o altro (qui si parla di disturbo bipolare controllato con psicofarmaci) è comunque un genitore. Ma qual è il confine tra accoglierlo comunque, come genitore e come persona, e il non farsene travolgere? Come spiegare che la persona non è la sua intelligenza, ma qualcosa di più?

    Sottoinsieme: un bambino che ancora si definisce per le sue funzioni primarie - e quindi, nella tua concezione, non è 'ancora' intelligente - è una persona o no? Come spiegare che hai di fronte una persona vera, completa anche se ancora in formazione? e del resto, in modi diversi, non siamo sempre tutti in formazione, fino alla fine della vita?
  • Il problema della memoria che ci definisce: chi non ricorda il suo passato - o brandelli del suo passato - non è più lui/lei?
  • A cosa serve andare e stare in periferie urbane degradate, portando un modello diverso di comportamento, se l'andare e stare - nel caso specifico - è limitato a poco tempo (una settimana)? Perchè lo si fa?
  • L'importanza di essere - e non di fare per
  • Il legame tra fratelli, il perdono, l'accettazione dell'altro indipendentemente dal tuo ruolo di educatore di terzi: accetti gli altri non per chi ti è affidato, ma per te stesso. E se non riesci, ci lavorerai, forse... ?
  • L'handicap accolto se 'dalla nascita', non accettato altrimenti...
L'incoerenza dell'essere cristiani...

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12 marzo

Lunedì, 12 marzo. 13 minuti.14 marzo.
Un rincorrersi di numeri, e di musiche, e di parole (anche non a parole). Che ora frullano tutte in testa, tutte insieme, a ricordarmi che con l'istinto capisco molto di più e molto meglio che con le parole che escono dalla bocca.
E con le canzoni anche, a dire il vero.
E' un periodo di rock.
Di David Bowie e degli Evanescence, e di questa canzone.

analisi della persona

Sembro più giovane. Lo dicono le donne che di solito sono parche di complimenti, me lo dicono gli uomini che mi trattano alla pari prima di sapere che ho (x) anni più di loro. Lo dicono anche quelli che mi accomunano come sorella alla mia amica Paola (altra donna che non dimostra la sua età) o a Ilaria (che invece di anni ne ha 14 meno di me).
Cosa significa sembrare più giovane?
A volte significa dover arrancare dietro a percorsi che per età mi sono difficili, ostici perfino. A volte significa dimenticare limiti che invece l'età che ho (perché ce l'ho, è inutile camuffarsi dietro a un complimento per quanto ben riuscito) reclama a gran voce.
A volte l'ignoranza dell'età mi permette di non stare in una casella, e mi rende felice.

Quand'è che ho perso di vista i miei modelli? E quando esattamente sono diventata questa persona inscatolata nelle difficoltà quotidiane, che non ha più il gusto delle cose?
Non so esattamente. Ma so cosa voglio fare (e in parte faccio) pe…

saper fare, fare finta, oppure fare

Ieri sera aiutavo mio figlio ad imparare una serie di passi di un balletto. E' una delle nuove manie: la tv invita ad andare sul sito, sul sito ti propongono un tutorial, quando hai imparato la sequenza ti chiedono di fare un video tuo riproducendo la sequenza e lo posteranno sul sito. (qui il tutorial del balletto).
Ovviamente non ho intenzione di permettergli di girare e postare il video, ma intanto imparare il ballo sembrava interessante.

Lo è stato.

Nato immerso nella cultura dell'immagine e del 'verosimile', mio figlio non è tanto bravo a fare, ma è abile a fare finta. Riproduce i gesti del ballerino, ma non fa i passi, li copia solo come in un tableau vivant. Svuotandoli di ogni significato ed energia. Facendoli diventare una 'cosa copiata'.

Così ieri sera ho passato del tempo a cercare di trasmettergli la differenza tra 'fare finta' e 'fare'. A spiegargli che non basta imitare gesti belli o azioni belle per essere belli davvero. Che bis…