Passa ai contenuti principali

non ci resta che piangere

Tavoli a tema cinematografico, per il matrimonio di sabato.
Noi - gli amici 'storici', anche se io sono tra quelle che da meno tempo conosce gli sposi - eravamo il Non ci resta che piangere di Troisiana memoria.
Ma in effetti, per la tensione che si tagliava quasi con il coltello nella prima parte del tavolo, saremmo potuti essere tranquillamente L'ultimo bacio.

E' stato un bel matrimonio, migliore di quel che mi aspettavo.
Mi sono trovata un po' persa tra gli amici di vecchia data che hanno fatto quadrato fra loro. Circolo chiuso a quattro che non ha consentito a nessuno di entrare.
E che ha mal valutato ruoli e competenze.

Ma mi sono divertita ugualmente molto.
Il trucco? Evitare con cura le occasioni di conflitto, cogliere gli apprezzamenti, svuotare la mente e... riempire la pancia ;-)

Il mio vestito rosso ha spopolato!

Commenti

ciccio ha detto…
io non ho mai capito quest'usanza di stabilire prima i tavoli. ma lascino che la gente si metta dove e con chi le pare!
monicabionda ha detto…
mica semplice, sai... qualche volta ci sarebbero persone totalmente spaesate. o abbandonate.
Però se avessi potuto scegliere avrei voluto metà del mio tavolo + i due colleghi veronesi dello sposo +due persone random (anzi, tre, perchè noi eravamo 'mancanti' di uno)
Erika ha detto…
però che bel tavolino tisaresti fatta ;)

Post popolari in questo blog

una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
Io mi sono rigenerata, come sempre mi accade in montagna, ho fantasticato, riso, chiacchierato, mi sono arrabbiata …

di giornate bellissime e del perchè non durano

Nonostante tosse e mal di gola imperanti (sì, sono all'undicesimo giorno di antibiotico), nei giorni scorsi ho passato momenti memorabili, anche per questo 2017.
Li segno qui, per ricordarmene in futuro.
Episodio uno: la crisi della mezza età
Giovedì sera, dopo una vita da reclusa, mi concedo una birra in compagnia di un conoscente. Avevamo disquisito di lavoro in chat, ed era necessaria una integrazione alle chiacchiere.
L'incontro mi ha catapultata nel 'paese reale': la crisi dei 40 anni colpisce tutti, e il rigurgito di adolescenza arriva con matematica precisione, perfino in chi riesce a gestire con consapevolezza e con lucidità il suo percorso lavorativo, organizzandolo per farlo diventare qualcosa di solido e robusto...
E' la solita vecchia storia: donna molto giovane (molto) seduce -suo malgrado- uomo affermato, che sceglie di buttare all'aria la vita attuale per costruirne una che gli permetta un avvicinamento. Lei, saputolo, scappa con la beata incosci…

già tempo di bilanci? no, direi di no

Non esattamente tempo di bilanci, ma ho voglia di mettere su carta i viaggi di questo 2016 ricco di movimento. Nota: i viaggio di lavoro hanno l'asterisco di fianco, quelli di piacere hanno il pallino
° A gennaio, una giornata a Firenze. A girare con Lorenza, a parlare parlare parlare fitto, a cercare di dare un senso all'anno che stava cominciando. Un po' ci sono riuscita, un po' no. Ma è stato comunque bello.
°A marzo, Londra: il viaggio desiderato da sempre, compiuto con un bambino di quattro anni e cinque mesi. Stancante, pieno di amici, interessante, utile, necessario, bello. Ho perso mio figlio nel museo, ho capito che me la cavo con l'inglese ma che arranco per molto di quel che dovrei saper fare, ho incontrato amici. Mi sono riempita lo spirito di posti nuovi, ho visto la tensione nello sguardo dei bambini che da soli devono imparare a muoversi e a viaggiare e a fare. Ho abbandonato in aeroporto una trousse con un sacco di trucchi, per l'inflessibilità d…