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insonnia

mi succede di rado. Questa notte è una di quelle rare volte. Ho dormito buona parte della mattina e un paio d'ore al pomeriggio. Ma soprattutto non riesco a rilassarmi. Sono qui che cincischio.
Ho letto un intero best seller (per la cronaca, Settembre, di Rosamunde Pilcher): non perchè il libro meritasse, ma perchè mi auguravo servisse come sonnifero naturale.
Niente da fare.
Ho fatto le parole crociate, mangiato due cracker, cambiato una serie n di posizioni possibili a letto. Macchè.

Allora consento al mio animo inquieto di vagare, e di pensare senza controllo a quel che accade.
Qui c'è un bellissimo panorama. Una notte senza stelle, con una cappa di afa che aleggia sulla città ma con l'aria umida e fresca che entra dal balcone. Le luci diffuse, che si spandono. I fiori dentro la stanza. Una vaga ombra azzurra, che arriva dal comodino.
Io intanto scrivo.
Saranno giorni di convalescenza strani. Di tanto in tanto penso con malinconia e fatalità a quel che ho lasciato per strada negli ultimi mesi. Oggi, dopo il secondo intervento che dovrebbe aver messo un punto fermo alle mie fatiche, è normale che io torni a quel giorno di dicembre in cui ho preso atto di una scelta pesante e inevitabile, forzata da una situazione di salute non sostenibile.
Che paroloni.
Per non dire e dire, per ricordarmi senza essere esplicita e sfacciata.
Epure se mi guardo davvero, mi accorgo che no, non mi sento così: affaticata e stanca e strana e amareggiata. No, davvero.

Mi sono sentita invece amata, di nuovo, dalle persone che mi stanno intorno. Apprezzata per il lavoro che faccio. Stimata per le analisi puntuali del lavoro altrui.
E poi ci sono state piccole e buffe sorprese, lunedì. In ufficio.
Come quella del direttore generale di una multinazionale portoghese venuto apposta da noi a parlare per condividere esperienze e un progetto - che faremo insieme e di cui mi dovrò occupare io. Colui che mi attendevo essere un attempato signore di una certa età si è rivelato invece uno dei sei sosia presenti sulla terra per ciascuno di noi.
Lui, nel caso specifico, è il sosia di M., che adesso è ad Atene in vacanza e attende di andare in barca in doppia coppia. Sosia 'fisico', beninteso, perchè un incontro di due ore non consente di formarsi una idea precisa del carattere dell'interlocutore.

O come quella del pranzo in spiaggia, nella pausa, in un posto dove si spende non troppo e ci si sente davvero in vacanza. Bello, bianco e luminoso, soffice e musicale. Dal nome strampalato, che ancora non ho capito da dove arriva (Forse la data di nascita della responsabile del bagno? mah... Solaire 74).

Ho capito finalmente che patire il caldo per me deriva da una difficoltà del mio fisico (e pertanto non darò più ascolto con un vaghissimo senso di colpa a tutti coloro che mi dicono 'Ma come, davvero non sopporti il caldo? Ah, guarda, da quando io.... esperienza a caso a seconda dell'interlocutore... non ho pù problemi. Davvero, sai?').

Confermo con un vago senso di sgomento di avere una memoria attenta e puntuale - ed è per questo che ricordo persone, nomi, situazioni anche lontane nel tempo. Ed è sempre per questo che mi sento - di nuovo - in colpa quando ciò non accade (che tradotto nella mia testa significa che quando ho vissuto quel particolare momento non ero affatto presente, ma distratta e vaga - e mi sopporto poco quando la vita mi scivola addosso senza tracce).

Aspetto che la mia cuginetta preferita torni dalle sue vacanze estive per chiederle cosa è successo davvero all'esame di maturità che l'ha lasciata perplessa e insoddisfatta del risultato (e intanto rivado al mio esame, a quella prova bella e di cui sono stata molto soddisfatta, prendendo la votazione che meritavo - secondo me - e molto meno di quel che meritavo secondo tutti gli altri ... e pensando ora 'Maledetta disistima che mi fa spesso svalutare quel che faccio e dico').

Esco di nuovo, tra poco, a guardare il cielo e a pensare che magari prima della fine della settimana troverò il coraggio per scendere in giardino di notte e fare il bagno in piscina sotto le stelle e alla luce della luna - se ci sarà.

Ho voglia di riempirmi di vita, in questi giorni, ma temo di organizzarmi e poi di non avere le energie per mantenere fede ai miei impegni...

Tra due settimane parto. Con cautela ed entusiasmo. Sperando che sia la combinazione vincente.

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